Che cosa siamo, dove stiamo andando

Due domande attraversano questa giornata come un unico respiro: una teologica, sull’identità della Chiesa; l’altra antropologica, sull’identità dell’uomo di fronte alle rivoluzioni tecnologiche. Leone XIV le affronta entrambe, in Piazza San Pietro e negli scaffali del magistero, con la stessa convinzione: la risposta al futuro non si trova andando oltre l’umano, ma andando più in profondità.
All’Udienza Generale, Leone XIV prosegue il ciclo sulla Lumen gentium tornando su una parola scomoda: complessa. La Chiesa è “una realtà complessa”, dice il Concilio. Non complicata, spiega il Papa – ma fatta di dimensioni diverse tenute insieme: umana e divina, visibile e spirituale, storica e pellegrina. Come il Cristo che si incontrava lungo le strade della Palestina: un uomo con occhi, mani, voce – e insieme la presenza del Dio invisibile. “Non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia”. La santità non è perfezione astratta, è il miracolo di Cristo che abita la fragilità dei suoi membri.
In mattinata viene pubblicato il documento della Commissione Teologica Internazionale approvato da Leone XIV: Quo vadis, humanitas? – Pensare l’antropologia cristiana di fronte agli scenari sul futuro dell’umano. Un testo atteso, costruito in quattro anni di lavoro, che nasce esplicitamente dai riferimenti del Papa fin dal giorno dell’elezione: “La Chiesa offre il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a una nuova rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”. Il documento affronta transumanesimo e postumanesimo senza demonizzarli, ma mostrandone il limite fondamentale: sostituire l’umano anziché ridentificarlo. La vita come vocazione, non come progetto di auto-potenziamento.
Annunciato anche il calendario delle Prediche quaresimali 2026: sarà padre Roberto Pasolini, O.F.M. Cap., a guidare la meditazione del Papa e della Curia ogni venerdì di marzo, nell’Aula Paolo VI, sul tema “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura” – la conversione al Vangelo secondo san Francesco.
Il filo del giorno è una domanda antica tornata urgente: quo vadis, humanitas? La teologia conciliare sull’ecclesiologia e il documento sulla sfida tecnologica si toccano nello stesso punto: l’umano non si ritrova andando oltre sé stesso, ma accogliendo un dono che lo precede. E le Prediche quaresimali che inizieranno venerdì prossimo rimettono al centro la stessa certezza, con il nome di Francesco d’Assisi: la “nuova creatura” non è il transumano, è il convertito.