Leone, il filo del giorno ·

Disarmare i cuori prima che le armi

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Foto della puntata del 5 marzo 2026: Disarmare i cuori prima che le armi

Austria, Singapore, Canada. Tre capi di Stato in una mattinata. Ma il vero appuntamento della giornata è con una parola sola, pronunciata nella preghiera mensile: pace. Leone XIV la declina in ogni incontro diplomatico e poi la affida allo Spirito Santo con una supplica che non lascia scampo ai compromessi.

Al Palazzo Apostolico si succedono il Presidente austriaco Alexander Van der Bellen, il Presidente singaporiano Tharman Shanmugaratnam e il Governatore Generale del Canada Mary Simon. Con ciascuno, lo schema è lo stesso: relazioni bilaterali, ruolo della Chiesa nel bene comune, e poi – invariabilmente – la situazione internazionale, i conflitti in corso, il multilateralismo. Tre Paesi diversissimi, una sola preoccupazione condivisa.

Con il Canada, in particolare, si salda il percorso avviato da Francesco: quel cammino di riconciliazione con i popoli indigeni che ora cerca nuovi frutti.

Singapore porta sul tavolo un modello raro: convivenza armoniosa tra culture e religioni in un Paese multietnico. Leone XIV registra questo dato con attenzione – non è retorica diplomatica, è un interlocutore che offre un esempio concreto di ciò che la Santa Sede predica sul dialogo interreligioso. Il multilateralismo, aggiungono entrambe le parti, va “sostenuto e rinnovato”: in un momento in cui le istituzioni internazionali sembrano cedere sotto il peso delle crisi, è un impegno che suona quasi controcorrente.

Poi arriva la preghiera per marzo, diffusa attraverso il Pope’s Worldwide Prayer Network. Ed è qui che la diplomazia si fa supplica, e la supplica si fa atto politico. “La vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli.” Leone XIV chiede che la minaccia nucleare “non condizioni mai più il futuro dell’umanità” e invoca il coraggio dei leader ad abbandonare i “progetti di morte”. Non è una preghiera generica: è un programma.

Il filo del giorno è la coerenza tra gesto e parola. Tre udienze diplomatiche e un videomessaggio al mondo intero dicono la stessa cosa: la pace non è un orizzonte lontano, ma un compito cotidiano – nei cuori prima che nelle cancellerie, nelle famiglie prima che nei trattati.