Chi è il mio prossimo? Il Papa tra catechesi e diseguaglianze sanitarie

Due appuntamenti, una sola domanda di fondo: cosa significa appartenere al popolo di Dio? Leone XIV la affronta in piazza San Pietro con la teologia del Concilio, e nell’Auletta Paolo VI con il rapporto World Health Organization sulle diseguaglianze sanitarie in Europa. La risposta, in entrambi i casi, passa per la responsabilità concreta di ciascun battezzato.
All’Udienza Generale, proseguendo la catechesi sulla Lumen gentium, il Papa entra nel cuore del secondo capitolo: il popolo di Dio è sacerdotale e profetico. Non solo i preti: ogni battezzato, in forza del Battesimo e della Cresima, partecipa alla missione di Cristo. Leone XIV richiama il sensus fidei - “una facoltà di tutta la Chiesa” che le permette di riconoscere la verità rivelata e di non errare nella fede - e ricorda che ogni carisma, ogni forma di vita consacrata, ogni associazione ecclesiale è espressione di questa vitalità. La chiusura è un invito semplice e diretto: “risvegliamo la gratitudine di far parte del popolo di Dio, e anche la responsabilità che questo comporta”.
Al convegno promosso dal CCEE, dall’OMS Europa e dalla #CEI - “Oggi chi è il mio prossimo?” - Leone XIV parte dal dato concreto: in molti Paesi europei le diseguaglianze sanitarie crescono, la salute mentale dei giovani è in crisi, troppe persone non possono curarsi. “La salute non può essere un lusso per pochi: è un imperativo morale per le società che vogliono definirsi giuste”. Riprende Agostino - “il Signore Gesù volle chiamarsi nostro prossimo” - e la Fratelli tutti: i “briganti della strada” hanno come alleati quanti “passano guardando dall’altra parte”. L’indifferenza non è neutralità: è una scelta.
Il filo del giorno è la domanda evangelica che dà il titolo al convegno. Per Leone XIV non è una domanda retorica: chiede a ogni battezzato di rispondere in modo concreto, nella situazione in cui si trova, oggi.