Otto nuovi ambasciatori e i movimenti laicali: governare è un carisma

Leone XIV riceve otto nuovi ambasciatori e i responsabili internazionali dei movimenti ecclesiali. Due udienze che sembrano lontane ma ruotano attorno alla stessa parola: governo.
Agli ambasciatori di Sierra Leone, Bangladesh, Yemen, Rwanda, Namibia, Maurizio, Ciad e Sri Lanka, Leone XIV rinnova l’appello pronunciato a gennaio al Corpo Diplomatico: in un tempo in cui “la pace viene cercata attraverso le armi”, serve “una diplomazia che promuova il dialogo e cerchi il consenso”. Le parole devono tornare “a esprimere realtà certe senza distorsioni”, perché solo così si ricostruisce la fiducia. E aggiunge una condizione più profonda: il dialogo deve essere accompagnato da “una più profonda conversione di cuore”.
Ai responsabili internazionali di associazioni e movimenti ecclesiali, Leone XIV spiega che il governo nella Chiesa non è tecnica ma carisma: san Paolo lo annovera tra i doni dello Spirito. Ne ricava tre conseguenze — deve essere per l’utilità di tutti, non può essere imposto dall’alto, è soggetto al discernimento dei pastori. Poi un avvertimento diretto: “A volte troviamo gruppi che si chiudono in sé stessi e pensano che la loro realtà specifica è l’unica o è la Chiesa, ma la Chiesa siamo tutti noi, è molto di più!”. E un punto fermo sull’obbedienza al vescovo: se un gruppo dice “con quel Vescovo non siamo in comunione”, non va bene.
Il filo del giorno è che il governo, ovunque, è servizio e non potere. Alla diplomazia come ai movimenti laicali, Leone XIV ripete: chi guida regge un timone, non esercita un potere.