Barcellona, la notte di Nicodemo: il Papa ai giovani sul vuoto, la depressione e il perdono

Quarto giorno in Spagna. Leone XIV chiude Madrid con i volontari, poi vola a Barcellona: cattedrale con il clero, presidente della Generalitat, partecipanti all’incontro Mediterraneo MED26, e la sera allo Stadio Olimpico Lluís Companys con i giovani.
All’IFEMA di Madrid, l’ultimo saluto ai volontari. Leone XIV li chiama “lievito della gratuità” e legge il loro servizio come segno del Regno: in una società dominata dalla logica del profitto, la gratuità è una forza sovversiva. Prima di partire, consegna alla comunità diocesana un calice: perché “non dimentichiamo mai ciò che celebriamo”.
In cattedrale a Barcellona, preghiera dell’Ora Sesta con il clero. Leone XIV propone due immagini: la Chiesa come Sposa amata - “Dio vi ha voluti qui perché ama in voi una bellezza e una bontà uniche e sacre” - e come Corpo in cui ogni membro serve l’altro. A Barcellona, “Cap i Casal de Catalunya”, riconosce una vocazione speciale: costruire unità in un tempo di polarizzazioni, come insegnano santa Eulalia e la lunga tradizione di accoglienza di questa città. Farsi martiri, cioè testimoni, di unità e concordia.
Allo Stadio Olimpico Lluís Companys, veglia con migliaia di giovani. Tre testimonianze, tre risposte lunghe e senza rete. A chi si sente vuoto nonostante il successo: “Siamo fatti su misura per l’infinito. Ogni conquista soddisfa e insieme spinge avanti. È necessario coltivare quella sana inquietudine”. A chi ha lottato con la depressione e ha tentato il suicidio: Leone XIV non minimizza, non spiritualizza, chiede al sistema sanitario di includere “questo malessere invisibile e generalizzato” tra le priorità. E sulla presenza di Dio nel dolore: “La croce di Gesù ci dice che Dio non ci abbandona. Porta il peso delle nostre pene, soffre con noi, piange le nostre lacrime”. A chi fatica a perdonare il padre violento: “Il perdono è un cammino lungo, a piccoli passi. Non significa tornare alla situazione precedente. Si può mantenere una buona disposizione del cuore rifiutando ogni odio o vendetta”. L’omelia chiude su Nicodemo, pellegrino nella notte: la notte non è un fallimento, è grembo che genera vita nuova.
Il filo del giorno è la notte come luogo di grazia, non di vergogna. Dai volontari di Madrid allo stadio di Barcellona, Leone XIV ripete che ciò che una società nasconde - il dolore, la fragilità, la ricerca - è esattamente il luogo dove Dio si fa trovare.