Concistoro: “La violenza non avrà l’ultima parola”

Secondo e ultimo giorno del Concistoro Straordinario. Tre sessioni, 178 cardinali, un appello unanime per la pace. Leone XIV chiude i lavori con un discorso che è anche un programma: la sinodalità non è un metodo, è uno stile spirituale.
Terza sessione: “Costruire nel bene - i cantieri del nostro tempo”. Il cardinale Brislin legge la Magnifica Humanitas come dialogo tra Babele e Gerusalemme: due cantieri collettivi, ma di direzione opposta. I gruppi di lavoro convergono: l’individualismo esasperato, la mancanza di senso e di relazioni significative, l’intelligenza artificiale come sfida antropologica. L’antidoto è il Vangelo: una Chiesa che renda visibile il suo volto samaritano.
Quarta sessione: il cammino di attuazione del Sinodo. Il cardinale Grech presenta il percorso verso l’Assemblea ecclesiale del 2028, articolato in quattro verbi: fare memoria, interpretare, orientare, celebrare. La sinodalità non è un insieme di riunioni: “nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento”. La beatitudine della mitezza è la ragione d’anima del cammino sinodale.
Nel discorso conclusivo Leone XIV raccoglie due giorni di lavoro e li consegna come impegno comune. Sui giovani: la loro ricerca di autenticità “ci ricorda che il Vangelo continua a incontrare le attese più profonde del cuore umano.” Sulla pace: “Prima di manifestarsi nella storia, la guerra nasce dentro di noi”. Sulla sinodalità: “La domanda non è chi ha il potere di decidere, ma come custodiamo insieme il dono che il Signore ha affidato alla sua Chiesa”. E poi l’appello che vuole risuonare in ogni diocesi del mondo: Dio desidera la pace. La violenza non avrà l’ultima parola.
Il filo del giorno è il Concistoro come esperienza di Emmaus. Cardinali da tutto il mondo che camminano insieme e scoprono che il Signore era già lì, nel mezzo del dialogo.