Leone, il filo del giorno ·

Appello per Ceuta: “Soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia”

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Foto della puntata del 2 agosto 2026: Appello per Ceuta: “Soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia”

Prima domenica di agosto, di nuovo dalla finestra del Palazzo Apostolico. Leone XIV commenta la moltiplicazione dei pani e ne trae una critica netta all’ingordigia. Poi lo sguardo va a Ceuta e alle guerre.

Dopo l’Angelus, in spagnolo, l’appello più urgente della giornata: “Seguo con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per l’intercessione di Nostra Signora d’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia”. Un intervento breve e diretto, nella lingua di chi lo deve ascoltare. Segue l’appello per la pace nel mondo e il ricordo delle vittime più indifese: bambini, anziani, malati.

All’Angelus, il Vangelo dei pani diventa lezione sui sensi: Gesù non si limita a restituire vista e udito, ma “dà gusto ai nostri sensi”. Nel deserto - “il luogo del nostro bisogno” - Cristo è pane di vita, e con Lui “l’essenziale è sovrabbondante”. Ma il miracolo insegna anche che “nulla va sprecato, quando viene condiviso”. Da qui l’affondo: l’accumulo e lo scarto sono due lati dello stesso male, l’ingordigia. Davanti all’opulenza delle cose che marciscono, ricorda il Papa, “stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace”.

Leone XIV richiama infine il Perdono di Assisi, l’indulgenza ottenuta da San Francesco da Onorio III nel 1216 dopo una visione alla Porziuncola. Un riferimento che pesa: siamo nell’ottavo centenario del Transito del Poverello, morto proprio lì il 3 ottobre 1226, e giovedì il Papa sarà ad Assisi per i giovani francescani.

Il filo del giorno è il pane che basterebbe per tutti. Tra le dodici ceste avanzate e i confini che si infiammano, Leone XIV ripete: il problema non è la scarsità, ma la mano che non si apre.