Viola nuovo arciprete di San Pietro. E borse di studio per i cristiani di Libano, Siria e Iraq

Una settimana dopo la nomina di Gambetti a Chieti-Vasto arriva il successore in Basilica. E dall’udienza ai vescovi melkiti nasce un progetto concreto per le famiglie cristiane del Medio Oriente.
Leone XIV nomina monsignor Vittorio Francesco Viola, francescano, Vicario Generale per la Città del Vaticano, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro e Presidente della Fabbrica di San Pietro. Finora era Segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Al suo posto sale monsignor Aurelio García Marcías, che dello stesso Dicastero era Sotto-Segretario. Un liturgista alla guida della Basilica più grande della cristianità.
Al Sinodo dei Vescovi greco-melkiti il Papa parte da Antiochia, dove i discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta, e riconosce una vocazione precisa: “Voi siete i semi di comunione in terre che sono deturpate dalla violenza.” Poi un passaggio che vale come esame di coscienza per ogni episcopato: la tentazione di cercare “il potere invece del servizio, il profitto invece della trasparenza e dell’onestà e il successo personale invece della cura pastorale”.
Nel corso dell’udienza l’annuncio reso noto dal Dicastero per le Chiese Orientali. Leone XIV dispone borse di studio che copriranno le rette scolastiche e universitarie dei figli delle famiglie cristiane più bisognose di Libano, Siria e Iraq. L’obiettivo è che le famiglie cristiane “abbiano l’assistenza necessaria per restare in Medio Oriente”.
Ai direttori dei musei del mondo riuniti nel Bizot Group, una riflessione sulla materia che è dono, è duttile ed è memoria. L’arte, dice il Papa, per la Chiesa non è “mero estetismo, ma forma d’annuncio evangelico attraverso la bellezza”.
La Segreteria di Stato ribadisce infine che, oltre ai propri cinque ordini equestri, la Santa Sede riconosce e tutela soltanto l’Ordine di Malta e l’Ordine del Santo Sepolcro. Tutti gli altri, nuovi o sedicenti eredi di quelli medievali, non sono riconosciuti, e le chiese non vanno usate per le “cerimonie di investitura”.
Il filo del giorno sta nel restare. Chi custodisce una Basilica, chi custodisce un museo, e chi cerca di non andarsene dalla propria terra.