Telefonata tra Leone XIV e Zelensky. La tregua per Oleshky ora chiesta a entrambe le parti

Un colloquio telefonico, due capitali, tre giorni di distanza.
Parlando con Volodymyr Zelensky, Leone XIV richiama “la grave situazione nella città di Oleshky, nella regione di Kherson”, facendo riferimento alla richiesta di una tregua umanitaria “già presentata al Presidente della Federazione Russa”. L’auspicio è che “la collaborazione di entrambe le parti” consenta “l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile”. Alla fine, l’impegno della Santa Sede “a favore del dialogo e della pace”.
Il 16 ottobre, dal Gemelli dove era ricoverato, il Papa aveva parlato della stessa città con Vladimir Putin, esprimendo “viva preoccupazione” e chiedendo “una tregua”. Oggi quella domanda arriva a Kiev con una parola in più - umanitaria - e con un dettaglio che vale quanto il contenuto: la Sala Stampa dichiara a ciascuno che cosa è stato chiesto all’altro. La simmetria non è cortesia diplomatica, è il metodo.
Colpisce quanto poco il Papa stia chiedendo. Non il cessate il fuoco, non un negoziato: una finestra umanitaria su una sola città, il tempo di far entrare farina e medicine e di far uscire chi vuole andarsene. È la richiesta minima possibile, e per questo la più difficile da respingere senza che si veda.
Il filo del giorno sta in una parola che non cambia passando da Mosca a Kiev. Leone non apre due tavoli diversi e non tratta in segreto: fa la stessa domanda a chi combatte da una parte e dall’altra, e la rende pubblica. Se arriverà un no, stavolta avrà un nome.