Leone, il filo del giorno ·

Niente Assisi il 27 ottobre, i medici fermano il volo. Alla Chiesa ucraina: “Grazie per la testimonianza di fede della vostra Chiesa”

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Foto della puntata del 23 ottobre 2026: Niente Assisi il 27 ottobre, i medici fermano il volo. Alla Chiesa ucraina: “Grazie per la testimonianza di fede della vostra Chiesa”
Foto Vatican Media

Tre udienze in mattinata, una rinuncia nel pomeriggio.

La radiografia di controllo al torace ha confermato “l’ottimo andamento del decorso post-operatorio”, ma i medici hanno sconsigliato “a scopo precauzionale” il viaggio in elicottero del 27 ottobre. Leone XIV non sarà quindi ad Assisi per “Pace disarmata e disarmante”, nel quarantesimo della Giornata mondiale di preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II. Al suo posto arriverà un messaggio, con la convinzione che lo “spirito di Assisi” resti una risorsa “in un’epoca di conflitti”.

Ai 150 anni della Facoltà di Diritto canonico della Gregoriana, il Papa descrive i maestri che si sono succeduti come un filo ininterrotto e rilancia il motto gesuita “Non multa, sed multum”. Il diritto serve il “bene soprannaturale delle persone”, e cita Agostino, il padre del suo ordine: “Ordinata dilectio est iustitia”.

Nella Biblioteca del Palazzo Apostolico riceve Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina: “Grazie per la testimonianza di fede della vostra Chiesa”, una testimonianza di cui “ha bisogno non solo il Papa stesso, ma anche tutta la Chiesa universale”. Congedandosi, Shevchuk gli consegna di nuovo gli elenchi dei prigionieri di guerra ucraini. In mattinata anche i vescovi di Panama in visita ad limina.

Il filo del giorno sta in un posto che resterà vuoto e in una lista che continua a passare di mano. Ad Assisi, il 27, mancherà il Papa e parlerà un suo testo: è la pace che si celebra. Stamattina Shevchuk gli ha consegnato ancora una volta gli elenchi dei prigionieri ucraini: è la pace che si conta, nome per nome. Oggi Leone ha potuto fare solo la seconda, ed è quella che ogni tanto riporta qualcuno a casa.