All’Angelus: “Non si può amare a comando”. Appello per lo Yemen e preghiera per le vittime in Giordania

Una catechesi sul comandamento più grande, e dalla finestra lo Yemen, la Giordania, Assisi.
Sul Vangelo del dottore della Legge che mette alla prova Gesù, Leone XIV insiste su un punto: non basta “sapere che Dio esista, che sia l’unico, o che sia l’Onnipotente”, perché “l’unico vero Dio vuole diventare il nostro Dio”. E l’amore che chiede non è un dovere: “Non si può amare a comando”. Con Teresa di Lisieux, l’avvertimento: “Solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa”. E “spento questo amore, essa non annuncerebbe più il Vangelo”.
Poi gli appelli. Lo Yemen, dove il Papa segue “con preoccupazione la grave situazione umanitaria”, in particolare a Taiz, “dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche”: “Rivolgo un accorato appello affinché cessino le ostilità”.
La Giordania, con la preghiera “per quanti sono rimasti uccisi e feriti venerdì scorso, nell’attentato terroristico contro i fedeli della chiesa ortodossa di St. George ad Hamoud”.
Infine Assisi, dove lui non potrà andare: “Dopodomani, 27 ottobre, uniamoci spiritualmente ai Capi di Chiese e ai Leader religiosi che si raduneranno ad Assisi nel 40° anniversario dell’Incontro convocato da San Giovanni Paolo II. Che il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace!”.
Il filo del giorno sta in un comandamento che non si può comandare. Vale per il Vangelo e per tutto il resto della domenica: a Taiz nessuno può ordinare che arrivino acqua e medicine, a Hamoud nessuno ha fermato l’attacco, ad Assisi nessuno decreterà la pace tra le religioni. Resta il chiedere, che senza amore sarebbe soltanto moralismo.