Il Papa vota per posta a Chicago. Agli scienziati dell’IA: “Le macchine sono strumenti, non persone”

Una scheda spedita, un discorso sull’intelligenza artificiale, due nomine al Sinodo.
La Sala Stampa conferma che Leone XIV ha inviato la propria scheda per posta a Chicago, in vista del voto di metà mandato del 3 novembre: ha esercitato il voto come cittadino statunitense “ogni volta che ne ha avuto la possibilità”, e lo stesso ha fatto negli anni di residenza in Perù. Il Papa, aggiunge la nota, crede nel diritto e nel dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici.
In mattinata riceve gli scienziati convocati dalla Pontificia Accademia per la Vita con il Future of Life Institute: cinque punti. La domanda decisiva non è soltanto “che cosa può fare l’IA” ma “a quale scopo deve servire”. Le macchine restano strumenti: dare loro diritti o personalità giuridica rischia di oscurare la responsabilità umana e di lasciare chi subisce un danno davanti a “un’entità senza volto”. Alcune decisioni non vanno mai delegate: una persona in una lista di obiettivi o in un database di frontiera rischia di diventare “un semplice dato”. Di qui la richiesta che l’IA sia “disarmata” e l’appello agli Stati che si riuniscono a Ginevra in novembre perché compiano passi concreti verso il divieto delle armi letali autonome.
Tra le nomine, due sotto-segretari della Segreteria del Sinodo: il gesuita Giacomo Costa, già segretario speciale delle ultime assemblee, e suor Elena Massimi, liturgista salesiana.
Il filo del giorno sta in una busta imbucata e in una frase sulle macchine. Chi vota mette il proprio nome su una scelta e ne risponde, anche quando il seggio è dall’altra parte dell’oceano. È quello che Leone chiede davanti all’IA: che dietro ogni decisione resti qualcuno a cui chiedere conto.