La santità “non è un privilegio per pochi”. Da Oleshky l’auspicio di nuove iniziative di pace

Solennità di Tutti i Santi, e dalla finestra dello studio il Papa guarda a una folla che nessuno può contare.
All’Angelus i santi sono la “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” dell’Apocalisse, uomini e donne che hanno desiderato “l’oceano dell’infinito amore”, espressione presa da Benedetto XVI. Ne declina i tratti sulle Beatitudini: “miti di fronte alla violenza”, “disarmati nel cuore, ma custoditi da Dio”. La santità, avverte, non è riducibile a nessun calcolo, e non è “un privilegio per pochi”, ma una vocazione universale che interpella ciascuno dove vive. Da qui il passaggio più forte: “Dio vede il bene che noi non vediamo, conosce storie che noi non conosciamo, raggiunge cuori ai quali noi non abbiamo accesso”.
Dopo la preghiera lo sguardo va a Oleshky, dove si è svolta un’azione umanitaria per i civili. Auspica che la collaborazione tra le parti “faccia crescere la volontà di dialogo” e porti a “nuove iniziative concrete di pace”.
Ricorda la beatificazione, ieri a Savannah negli Stati Uniti, di Pedro da Corpa e quattro compagni, Frati Minori uccisi in odio alla fede nel 1597, e saluta i Giochi olimpici giovanili di Dakar, “il primo evento olimpico organizzato nel Continente africano”. Un altro segno di speranza dallo sport.
Segnala poi la Missione con i poveri dei Frati Minori a Roma, dall’8 al 15 novembre, perché mettono i poveri al centro “così come faceva il Signore Gesù”. Domani la Messa al cimitero del Verano, con una raccomandazione: pregare per i defunti, specialmente per quelli che nessuno ricorda.
Il filo del giorno è un censimento impossibile: la Chiesa celebra i santi che ha riconosciuto e i tantissimi che solo Dio conosce, e nello stesso respiro chiede memoria per i morti senza nome e per i vivi di una città ferita dalla guerra.