Il cielo, il Sudan e la compassione: il Papa e tre sguardi sul mondo

Tre udienze che vanno dall’universo alla guerra. Leone XIV riceve la Fondazione della Specola Vaticana, i partecipanti al colloquio islamo-cristiano promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso, e il primo ministro del Sudan.
Alla Fondazione della Specola Vaticana, Leone XIV riprende il filo del suo predecessore e omonimo: Leone XIII rifondò l’Osservatorio nel 1891 perché “tutti possano vedere chiaramente che la Chiesa non è contraria alla scienza vera”. Oggi la sfida è diversa: non più la contrapposizione fede-scienza, ma chi “nega l’esistenza stessa della verità oggettiva”. Il Papa ricorda che il cielo notturno è “uno dei pochi beni di bellezza davvero universali, aperti a poveri e ricchi”. E cita Benedetto XVI: abbiamo riempito i cieli di una luce fatta dagli uomini che ci rende ciechi alle luci che Dio vi ha posto: “un’immagine calzante del peccato stesso”.
Al colloquio islamo-cristiano con il Royal Institute for Inter-Faith Studies di Giordania, tema: compassione ed empatia. Leone XIV ricorda che nella tradizione musulmana la compassione, ra’fa, è uno dei nomi divini; in quella cristiana Dio “non rimane indifferente alla sofferenza” e in Cristo “questa compassione diventa visibile e tangibile”. Il pericolo del nostro tempo? Il flusso continuo di immagini del dolore altrui che “rende i cuori insensibili piuttosto che commuoverli”. Cita Francesco a Lampedusa: ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro pensando che non ci riguardi.
Il primo ministro del Sudan ricevuto in Vaticano: tre anni di guerra, milioni di sfollati, una crisi umanitaria tra le peggiori del mondo. Il comunicato chiede “cessate il fuoco, assistenza alle popolazioni e dialogo sincero tra tutte le componenti della Nazione”. La stessa parola ripetuta da mesi: cessate il fuoco.
Il filo del giorno è lo sguardo che non si abitua. Alle stelle come alle guerre, Leone XIV chiede di non perdere la capacità di vedere davvero ciò che ha davanti.