Santissima Trinità: “Nel mistero di Dio siamo a casa”

Ultimo giorno di maggio, ultima domenica del mese mariano. La solennità della Santissima Trinità chiude il tempo pasquale e apre quello ordinario. Leone XIV si affaccia sull’Angelus con Nicodemo in mano.
Il Vangelo di oggi porta Nicodemo, notabile del Sinedrio che va di notte da Gesù per non essere visto. Leone XIV lo legge come specchio di ogni ricerca autentica: “Il Signore diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che è possibile anche a un adulto rinascere”. Dal dialogo notturno emerge il centro della festa trinitaria: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. La Trinità, dice il Papa, non è un dogma astratto: “Ci fa amare tutto e tutti. Scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro.” E per contrasto: “le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”.
Dopo l’Angelus, il bilancio del mese mariano: “Da tutta la Chiesa si è levata una corale invocazione di pace. Come una catena ininterrotta, attraverso il Rosario, ha affidato all’intercessione della Vergine i popoli martoriati dalla guerra”. Leone XIV invoca la Sapienza divina perché illumini “la coscienza di chi ha autorità e orienti le decisioni verso una pace giusta e duratura”.
Il filo del giorno è la comunione come antidoto alle divisioni. La Trinità non è un mistero da contemplare da lontano: è la forma della vita che Leone XIV chiede alla Chiesa e al mondo.