Ai militari portoghesi: “La forza della fede e il coraggio dell’umiltà”

Due udienze che parlano di servizio da prospettive opposte. La delegazione dell’Ordinariato militare portoghese, in Vaticano per il sessantesimo dell’istituzione, e la Federación Marsodeto di Toledo, che da quarantacinque anni accompagna persone con disabilità intellettiva.
Ai militari portoghesi, Leone XIV apre con un lutto: i due giovani soldati morti venerdì scorso mentre, “come il buon samaritano, si sono fermati lungo la strada per prestare aiuto”. Poi propone la figura del centurione di Cafarnao come modello: un uomo che conosceva obbedienza, disciplina, lealtà e coraggio, ma che davanti a Cristo mostrò “la forza della fede e il coraggio dell’umiltà”. L’essere umano, per quanto potere eserciti, resta “affamato di infinito e assetato di eternità”. Ai cappellani chiede di accogliere tutti, accompagnare anche le famiglie, essere “balsamo che conforta e dà speranza”.
Alla Federación Marsodeto, nata dall’intuizione di don Marcelino Casas Puente perché “nessuna famiglia con una persona con disabilità intellettiva restasse abbandonata a sé stessa”, Leone XIV parla di “molto lavoro nascosto, che nessuno vede e che soltanto Dio può premiare”. Riconoscere lo sguardo di Cristo nei più vulnerabili, dice, “ci fa crescere come società umana e cristiana”. E cita se stesso dal viaggio in Spagna: la carità con cui rispondiamo agli impulsi di Cristo è “la verifica della nostra fede”.
Il filo del giorno sta nell’autorità che si fa piccola. Un centurione che si dice indegno e una rete di famiglie che lavora nell’ombra: due modi di mettersi al servizio degli altri.