Sulla riforma liturgica: “Rigettare gli abusi che ancora oggi si verificano”

Ultima catechesi sulla Sacrosanctum Concilium. Leone XIV difende la riforma liturgica conciliare e insieme richiama i pastori alle loro responsabilità. Poi l’incontro con i vescovi luterani di Norvegia.
La riforma liturgica, spiega il Papa, non nacque all’improvviso: fu preparata da Pio XI, Pio XII e Giovanni XXIII, in sintonia con il Movimento liturgico. Cita il cardinale Montini, futuro Paolo VI, che nel 1962 scriveva ai milanesi: i fedeli “non possono e non devono più rimanere muti e passivi. La loro materiale presenza non può accordarsi con la loro spirituale assenza”. La liturgia consta di “una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento”. La riforma conciliare si colloca “nel solco della tradizione vivente della Chiesa”.
Ma il passaggio più netto arriva sugli abusi postconciliari, “che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa”. Le azioni liturgiche, ricorda citando il Concilio, “non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa”. Da qui la responsabilità dei vescovi e di ogni singolo sacerdote: custodire una liturgia che risplenda “per nobile semplicità”.
Ai vescovi della Chiesa di Norvegia, Leone XIV legge il tempo presente con franchezza: cresce “un’animosità tra i popoli”, visibile non solo nei conflitti internazionali ma anche “nell’amarezza che spesso caratterizza il discorso politico e sociale”. La via indicata è quella di Gesù: “Bontà e carità hanno il potere di disarmare.” Ricorda infine sant’Olav e santa Sunniva, che con le loro vite “aiutarono a unire i popoli”.
Il filo del giorno sta nella liturgia come casa comune. Una riforma da custodire senza stravolgerla, un’unità cristiana da cercare anche con piccoli gesti.