Droghe e giovani: “Il fallimento di un mondo disumanizzato”. E il cordoglio per le vittime in Nepal

Un’udienza dedicata alle dipendenze giovanili in America Latina, promossa dalla Pontificia Commissione con CELAM e Organizzazione degli Stati Americani. E un telegramma per le vittime delle inondazioni in Nepal.
Leone XIV legge le dipendenze come sintomo di un fallimento collettivo: “Un fenomeno complesso che mette in evidenza il fallimento di un mondo disumanizzato”. Chiede risposte integrali - prevenzione comunitaria, assistenza scientifica, “giustizia dal volto umano”, accompagnamento pastorale - e indica quattro ponti di collaborazione: tra Chiesa e organismi internazionali, tra scienza e fede, tra le Chiese dei diversi continenti, e il ponte ecumenico. Sulla scienza è netto: la Chiesa non pretende “di competere con le neuroscienze, la psichiatria o la sanità pubblica, o di occuparne il posto”, ma di illuminare a partire dal Vangelo.
Il passaggio centrale riguarda la famiglia, “chiesa domestica” secondo il Concilio: non esiste prevenzione migliore contro le droghe. Il Papa ricorda le famiglie distrutte dal consumo, dalla violenza, dal reclutamento criminale dei figli, dalla povertà. E chiude con il Buon Samaritano: “Costruiamo una Chiesa che si ferma, si avvicina, si commuove, unge le ferite, nutre e diventa casa.”
Un telegramma, a firma del cardinale Parolin, per le vittime delle inondazioni improvvise in Nepal: vicinanza ai familiari in lutto e preghiera per il personale impegnato nei soccorsi.
Il filo del giorno sta nella prossimità che non passa oltre. Dalle periferie latinoamericane alle valli nepalesi, Leone XIV chiede alla Chiesa la stessa cosa: diventare casa per chi non ne ha.