Sull’IA: “L’uomo rischia di diventare vittima delle proprie invenzioni”

Nella memoria di sant’Agostino, due udienze e un lutto. Leone XIV riceve gli scienziati dell’amministrazione pubblica e i vincenziani americani, e invia le condoglianze alla Norvegia per la morte di re Harald V.
All’Institut International des Sciences Administratives, di cui la Santa Sede è membro, il discorso più politico della giornata. Leone XIV pone una domanda diretta: la velocità con cui si sviluppa l’intelligenza artificiale spinge a chiedersi “se in futuro si potranno controllare queste macchine, se l’uomo non rischi di diventare vittima delle proprie invenzioni”. E individua il problema grave: “le decisioni che riguardano la vita umana sono affidate a macchine”. Citando la Magnifica Humanitas: “Chiedere prudenza, controlli rigorosi e talvolta persino un rallentamento nell’adozione dell’IA non significa essere contro il progresso, ma dare prova di attenzione responsabile verso la famiglia umana”. E un avvertimento sulla concentrazione di potere: questi strumenti si concentrano “nelle mani dei grandi attori economici e tecnologici, che lo Stato fatica a controllare”.
Alla delegazione della Società di San Vincenzo de’ Paoli degli Stati Uniti, Leone XIV ricorda che il santo patrono “dimostrò che preghiera e giustizia sociale non sono soltanto complementari, ma inseparabili”. Citando Dilexi Te e sant’Agostino, di cui oggi ricorre la festa: prendersi cura degli altri, quando è mosso dall’amore, “non aiuta solo chi è nel bisogno, ma apre il cuore di chi dona alla grazia di Dio”.
Il telegramma al re Haakon VIII per la morte del padre, Harald V. Leone XIV ricorda “i suoi molti anni di servizio devoto al Regno” e invoca sul popolo norvegese “le benedizioni di consolazione e di pace”.
Il filo del giorno sta nel custodire l’umano. Dalle macchine che decidono sulla vita alla carità che riconosce un volto, Leone XIV indica la stessa misura: la persona, mai sacrificata agli interessi privati.