Appello per i minori migranti: “Ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi”. E sul progresso: l’uomo non è rivale di Dio

Quarta catechesi sulla Gaudium et spes, dedicata al senso dell’attività umana nel mondo. In chiusura l’appello per i minori migranti, in vista della Giornata di domenica, e il ricordo di Fulton Sheen, beato domani.
Leone XIV parte da un’immagine: meno di quattro anni dopo il Concilio, nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969, l’uomo mise piede sulla Luna. La domanda è quale valore abbia il progresso tecnico e scientifico. Il Papa respinge l’idea, diffusa negli umanesimi postcristiani, che l’uomo debba emanciparsi da Dio per affermare la propria libertà, e richiama il “dramma dell’umanesimo ateo” descritto da Henri de Lubac. Negando Dio si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona. Le vittorie dell’umanità sono “segno della grandezza di Dio”.
Dio ha affidato all’uomo un creato “in cammino”, da condurre a compimento. Per incontrarlo basta svolgere bene il lavoro quotidiano e santificarlo, senza abbandonare le occupazioni terrene. Perché sia autentico, però, il progresso “dev’essere animato e orientato dalla carità”, a difesa della dignità e al servizio dei più svantaggiati. L’invito finale è a condividere “il pane del sapere e del saper-fare”.
Domenica ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il pensiero va ai minori costretti a lasciare la propria terra, che spesso subiscono “violenze, torture, sfruttamento” e non di rado perdono la vita lungo le rotte migratorie. Ragazzi che “vanno sempre tutelati e assistiti”.
In inglese, il ricordo della beatificazione di domani a Saint Louis del venerabile Fulton Sheen, vescovo che evangelizzò attraverso i media. Un saluto anche ai pellegrini di Rimini, a un mese dalla visita pastorale, nella memoria di san Pio da Pietrelcina.
Il filo del giorno sta in un progresso che non lascia indietro nessuno. Dalla Luna alle rotte dei migranti, la misura di ogni conquista resta il bambino che non arriva.