Da Assisi: “Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa”. In America Latina incontrerà le vittime di abusi

Un videomessaggio al posto del viaggio, e un annuncio arrivato a metà pomeriggio.
Quarant’anni esatti dopo la Giornata di preghiera del 27 ottobre 1986, Leone XIV parla ad Assisi da lontano: “Avrei desiderato essere con voi, presso la tomba di San Francesco, in questo importante anniversario, per vedere i vostri volti”. Poi l’analisi, dura: dopo il 1989 molti pensavano che la globalizzazione avrebbe garantito la pace, e invece ha suscitato “reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche”, fino a “una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale”. Di qui la frase che resta: “Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa!”. E un metodo, non una consolazione: la preghiera “può sembrare debole di fronte alle potenze del mondo, ma è la forza umile dei credenti”.
Nel pomeriggio la Sala Stampa annuncia che durante il viaggio in Uruguay, Argentina e Perù il Papa incontrerà vittime di abusi “da parte di membri del clero e della Chiesa”. Non una visita di cortesia: l’obiettivo dichiarato è “costruire con loro percorsi di guarigione accessibili a chiunque ne abbia bisogno” e garantire che la Chiesa sia “un luogo sicuro e spiritualmente sano”.
Il filo del giorno sta in una parola usata due volte in direzioni opposte: disarmo. Ad Assisi Leone chiede al mondo di deporre le armi e soprattutto di smettere di benedirle. Poche ore dopo fa sapere che in America Latina si siederà davanti a chi è stato ferito dentro la Chiesa. È l’altro disarmo, quello che tocca a chi predica il primo.