Al Verano le lacrime della guerra: “Toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi”

Un solo appuntamento, nel pomeriggio della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, e il Papa lo celebra tra le tombe di Roma.
Alle 16 presiede la Messa al cimitero del Verano, “luogo di preghiera e di memoria, di affetto e di speranza”. La supplica per i defunti si affida alle mani di Dio, capaci di custodire le anime dei giusti perché “nessun tormento li toccherà”, e alla promessa dell’Apocalisse, “Essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro”.
Il Vangelo è quello delle Beatitudini, che il Papa descrive come l’autoritratto di Gesù reso disponibile ai discepoli. Sono “la via della vita piena e compiuta, già ora e per l’eternità”, e in un cimitero, soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, risuonano con forza particolare, perché è il Risorto a parlare.
Di quelle otto, una pesa più delle altre: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. Da qui la preghiera per chi ha perso di recente una persona cara, “in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra”. E l’invocazione: “Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi!”.
Nell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi richiama la “beatitudine” che il santo aggiunse al Cantico delle creature sentendo vicina la fine, “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale”. E resta la frase che tiene tutto insieme: la fede dice che il legame con i defunti non è interrotto, ma trasformato.
Il filo del giorno sta in due pianti che si rincorrono. C’è la lacrima che Dio asciugherà quando “non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento né affanno”, e c’è quella che scorre adesso e che, prima di essere consolata, deve attraversare le coscienze di chi comanda.