Domenica delle Palme: “Dio rifiuta la guerra, nessuno può usarlo per giustificarla”

La Settimana Santa si apre in piazza San Pietro con un’omelia che non lascia scampo. Leone XIV prende il Vangelo della Passione e lo porta dritto nel presente: ogni crocifisso della storia è il Cristo, ogni guerra è una violazione di Dio.
“Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace.” Leone XIV costruisce l’omelia su una ripetizione martellante — “Come Re della pace…” — che attraversa l’ingresso a Gerusalemme su un asino, il fermo di Pietro che estrae la spada, il silenzio dell’Agnello davanti ai suoi carnefici. Il filo è uno solo: Gesù non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. E chi prega invocando Dio per giustificare la guerra sente rispondersi con Isaia: “Le vostre mani grondano sangue”. La chiusura è affidata al vescovo Tonino Bello, il Servo di Dio che sognava la pace: una preghiera a Maria perché “i bagliori delle guerre si stiano riducendo a luci crepuscolari” e “le lacrime di tutte le vittime siano presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera”.
All’Angelus, Leone XIV allarga lo sguardo: i cristiani del Medio Oriente che “in molti casi non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”, i marittimi vittime della guerra — “terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace” — e i migranti morti al largo di Creta nei giorni scorsi. La Settimana Santa non è un ritiro spirituale: è il momento in cui la Chiesa guarda i crocifissi del mondo e li riconosce.
Il filo del giorno è la croce come specchio. Nelle piaghe di Cristo Leone XIV vede le ferite del Medio Oriente, del mare di Creta, dei marittimi intrappolati dalla guerra. E dalla croce grida ancora: deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli.