Giovedì Santo: il Crisma, la lavanda, il servizio che libera

Due Messe, due chiese, un unico movimento: il Giovedì Santo di Leone XIV comincia in San Pietro con il Crisma e si chiude al Laterano con la lavanda dei piedi. In mezzo, il nucleo della missione cristiana.
Alla Messa Crismale in Basilica Vaticana, l’omelia è una riflessione densa sulla missione. Leone XIV individua tre leggi: il distacco - “non c’è pace senza partenze, non c’è gioia senza rischio”; l’incontro - la missione non può usare logiche di dominio, “il bene non può venire dalla prevaricazione”; e infine la croce, la possibilità del rifiuto, che non annulla ma purifica la missione. Cita san Óscar Romero - “più dell’ultimo istante di vita, conta dargli tutta la vita” - e chiude con un atto di fede collettivo: Sì, noi ci siamo. Superiamo il senso di impotenza e di paura.
Alla Messa in Coena Domini al Laterano, Leone XIV lava i piedi ai dodici sacerdoti. L’omelia si concentra sul gesto: Giovanni usa la parola greca upódeigma - “ciò che è mostrato proprio sotto gli occhi”. Non un modello morale, dice il Papa, ma “la forma di vita stessa” di Gesù. Cita Benedetto XVI: “sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione”. E Francesco: lavare i piedi “è un dovere che mi viene dal cuore, lo amo.” Lasciarci servire dal Signore è la condizione per saper servire come ha fatto Lui. Se non ti lasci lavare, disse Gesù a Pietro, “non avrai parte con me”.
Il filo del giorno è un Dio in ginocchio. Al Crisma come al Laterano, Leone XIV ripete la stessa cosa: il potere che domina è idolatria; il potere che serve è Dio.