Venerdì Santo: la croce nel mondo ferito dalle guerre

Il Venerdì Santo di Leone XIV tiene insieme tre parole che oggi il mondo tende a separare: passione, compassione, diplomazia. In San Pietro il Papa presiede la celebrazione della Passione del Signore. Al Colosseo guida la Via Crucis con meditazioni di padre Francesco Patton, nel segno di san Francesco d’Assisi. E nella mattinata, mentre la Chiesa entra nel silenzio della croce, il Pontefice parla al telefono con Isaac Herzog e Volodymyr Zelensky. La preghiera non esce dalla storia: ci entra dentro.
Nella Via Crucis il cuore del messaggio sta in una supplica dura e necessaria: “Donaci lacrime, Signore. Per piangere sui disastri delle guerre. Per piangere sui massacri e i genocidi”. Rimanere umani significa non lasciare che la sofferenza diventi paesaggio, abitudine, rumore di fondo. Le donne di Gerusalemme, le madri, i feriti, i prigionieri, i morti sotto le macerie: la croce passa ancora da lì.
Nelle meditazioni torna con forza anche il tema del potere. Davanti a Pilato, Gesù “smascheri ogni umana presunzione di potere”. E il testo allarga subito l’orizzonte: il potere di avviare una guerra o di terminarla, di educare alla violenza o alla pace, di opprimere i popoli o liberarli dalla miseria. Il vero potere non è quello che schiaccia, ma quello che si fa carico.
Per questo i due colloqui telefonici della mattina non sono una nota laterale. 🇮🇱 Con il presidente d’Israele, rende noto la Sala Stampa della Santa Sede, Leone XIV ribadisce “la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico”, per arrivare a “una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente”. 🇺🇦 Con il presidente dell’Ucraina rinnova la vicinanza al popolo ucraino, richiama l’urgenza degli aiuti umanitari, la liberazione dei prigionieri e l’auspicio di “una pace giusta e duratura”. La croce non assolve la guerra: la giudica.
Il filo del giorno corre da San Pietro al Colosseo, dalla liturgia alla geopolitica, dal Cristo crocifisso ai popoli feriti. La croce e la pace: pregare e riaprire il dialogo. Leone XIV ricorda che la fede, quando è vera, non distoglie gli occhi dal dolore del mondo ma lo attraversa, lo nomina, lo affida a Dio e chiede agli uomini di cambiare strada.