Cristo è risorto: “Chi ha in mano armi le deponga”

La Pasqua di Leone XIV comincia nella notte - la Veglia in San Pietro, i battezzandi accolti nella Chiesa, le fiammelle che illuminano la basilica - e si compie in pieno sole, sul sagrato, con una Messa e un Urbi et Orbi che non lasciano scampo all’indifferenza.
All’omelia della Messa di Pasqua, Leone XIV non edulcora: “La morte è sempre in agguato, fuori di noi nella violenza e nella guerra, dentro di noi nelle delusioni e nei risentimenti.” Ma la risurrezione non è “una cosa del passato”, cita Francesco: “Contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo; dove sembra che tutto sia morto, tornano ad apparire i germogli della risurrezione”. Il sepolcro è vuoto: in ogni morte che sperimentiamo c’è spazio per una vita nuova.
Dalla loggia centrale, l’Urbi et Orbi. Leone XIV spiega come ha vinto Gesù: “Con l’abbandono fiducioso alla volontà del Padre, percorrendo fino alla fine la via del dialogo - non a parole ma nei fatti”. La forza della risurrezione “è totalmente non violenta”: come un chicco di grano che germoglia, come un cuore ferito che respinge la vendetta. Poi l’appello diretto: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo!”. Cita ancora Francesco sulla “globalizzazione dell’indifferenza”. E rilancia: una veglia di preghiera per la pace in San Pietro l’11 aprile.
Il filo del giorno è Agostino, citato ieri notte alla Veglia e oggi ancora: “Se hai paura della morte, ama la risurrezione“. Leone XIV chiede al mondo di non risegnarsi al male: la Pasqua non è una festa, è una scelta.