Atleti e migranti: il Papa e i volti di chi non si arrende

Due appuntamenti distanti per natura, vicini per vocazione. Leone XIV riceve gli atleti di Milano-Cortina 2026 e pubblica il titolo del Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante. In entrambi i casi, al centro c’è una persona che affronta una prova e non si arrende.
Agli atleti olimpici e paralimpici, il Papa porta gratitudine e una riflessione che va oltre la retorica sportiva. Nelle competizioni paralimpiche, dice, “abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione: non qualcosa che ostacola la persona, ma che può essere trasformato, persino trasfigurato.” Dietro ogni vittoria, ricorda, ci sono famiglie, allenatori, “molti giorni di allenamento, di pressione e di solitudine: spesso è proprio in questi momenti che Dio si rivela“. Richiama la sua lettera apostolica ”La vita in abbondanza“, scritta per l’occasione dei Giochi: lo sport è autentico quando resta fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita. Non manca l’avvertimento sulle tentazioni: doping, profitto, spettacolarizzazione. E la missione che consegna agli atleti: “far sì che la persona rimanga al centro dello sport”.
Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale rende noto il titolo del Messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Anche uno solo di questi bambini”, dal Vangelo di Matteo. Leone XIV mette al centro i minori coinvolti nell’esperienza migratoria. La scelta del titolo è già un’affermazione teologica: non si discute di numeri o percentuali, perché “anche uno solo” è un valore sommo.
Il filo del giorno è la dignità che non si misura. L’atleta che vince senza umiliare e il bambino migrante che non può essere ridotto a una statistica dicono la stessa cosa: ogni persona vale infinitamente più di ogni risultato.