Macron in Vaticano, i caldei di Bagdad e l’INPS: il Papa e il peso della giustizia

Tre appuntamenti senza un filo unico, ma tutti e tre ruotano attorno alla stessa domanda: come si costruisce una convivenza giusta in un mondo che tende alla sperequazione?
Emmanuel Macron è ricevuto nel Palazzo Apostolico. Il comunicato è sobrio: “buoni rapporti” tra Santa Sede e Francia, poi uno “scambio di vedute sulle situazioni di conflitto nel mondo”, auspicando che si ristabilisca “la convivenza pacifica attraverso il dialogo e il negoziato”. La visita arriva a pochi giorni dalla tregua in Medio Oriente e vigilia della Veglia di preghiera di sabato.
Al Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei, riunito a Roma per eleggere il nuovo Patriarca, Leone XIV parla con franchezza e calore insieme. Ricorda la storia gloriosa e ferita della Chiesa caldea - portatrice del Vangelo “fino all’India e alla Cina” - e chiede che il nuovo Patriarca sia “uomo delle Beatitudini, non chiamato a gesti straordinari ma a una santità quotidiana.” Poi, senza giri di parole: i cristiani in Medio Oriente “stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo” e devono “godere di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe”. E sulla guerra: “Chi è discepolo di Cristo non sta mai dalla parte di chi lancia le bombe”.
All’INPS_official, Leone XIV porta la tradizione sociale della Chiesa - da Leone XIII a Francesco - e la rilegge nel presente: il lavoro è sempre più precario e variabile, l’intelligenza artificiale sta cambiando gli scenari, i poveri aumentano nonostante la ricchezza globale cresca. Cita Francesco: “Non dimenticare l’uomo: questo è l’imperativo. Lavorare per chi lavora, e non ultimo per chi vorrebbe farlo ma non può.” Il welfare non è assistenzialismo: è diritto umano.
Il filo del giorno è la giustizia come condizione della pace. A Macron, ai vescovi caldei, ai dirigenti dell’INPS: Leone XIV ripete che non c’è pace senza dialogo, e non c’è dignità senza giustizia sociale.