Domani l’Africa: il Papa congeda la Pasqua e apre le valige

La seconda domenica di Pasqua chiude l’ottava e apre un viaggio. Leone XIV si affaccia sulla piazza, parla di Tommaso e dell’Eucaristia, poi annuncia: domani parto per Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Dieci giorni, quattro Paesi.
Al Regina Caeli, il Papa commenta l’apparizione a Tommaso. Il punto non è il dubbio ma il luogo dell’incontro: Gesù si fa trovare - “l’ottavo giorno, nella comunità riunita” - ogni domenica, nell’Eucaristia. Leone XIV cita i Martiri di Abitene, cristiani africani dei primi secoli che scelsero la morte pur di non rinunciare a celebrare il giorno del Signore. La scelta non è casuale, a ventiquattr’ore dalla partenza per il continente che quei martiri abitavano.
Dopo la preghiera, gli appelli. Le Chiese orientali celebrano oggi la Pasqua secondo il calendario giuliano: Leone XIV augura pace “in comunione di fede nel Signore Risorto” e intensifica la preghiera per l’Ucraina.
Poi il Libano: “Sono più che mai vicino in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio.” Chiede alle parti di cessare il fuoco e ricercare “con urgenza una soluzione pacifica”.
Infine il Sudan: mercoledì prossimo tre anni di guerra, “quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano!” Tre guerre, tre appelli, la stessa supplica.
Il filo del giorno è una partenza che ha il peso di un mandato. Leone XIV va in Africa con in tasca i nomi dei martiri di Abitene, il grido del Libano, il sangue del Sudan e la richiesta ai fedeli: pregate per me.