Il Papa arriva in Camerun: pace disarmata e bambini orfani

Partenza da Algeri, atterraggio a Yaoundé. Leone XIV lascia la terra di Agostino e arriva in un Paese ferito da tensioni interne. Prima le autorità, poi i bambini di un orfanotrofio. La giornata ha due poli lontanissimi per protocollo, vicinissimi per messaggio.
Al Palazzo Presidenziale, davanti alle autorità e al corpo diplomatico, il discorso è il più diretto del viaggio africano finora. Leone XIV cita Agostino - “coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano” - e parla senza giri di parole delle tensioni nel Nord-Ovest, Sud-Ovest ed Estremo Nord del Camerun: “Vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro”. Chiede una pace “disarmata e disarmante”, trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche, rottura delle “catene della corruzione”. Sottolinea il ruolo delle donne, “prime vittime e instancabili artefici di pace”, e dei giovani come soggetti politici, non solo beneficiari di investimenti.
All’orfanotrofio Ngul Zamba, gestito dalle Figlie di Maria, Leone XIV parla ai bambini con voce diversa. “Siete portatori di una promessa. Là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti“. Poi, agli educatori: “Attraverso di voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele che non viene meno nelle prove e non delude mai”. Dopo un discorso duro ai potenti, uno tenero ai piccoli.
Il filo del giorno è la stessa parola detta con due toni. Alle autorità: la pace non si decreta, si incarna. Ai bambini: siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite.