Saurimo e Luanda: il Papa agli anziani e ai pastori, un giorno nel cuore dell’Angola

Da Luanda a Saurimo e ritorno. Leone XIV vola nella provincia diamantifera dell’Angola, visita una casa di accoglienza per anziani, celebra la Messa, poi rientra a Luanda per l’incontro con vescovi, sacerdoti, consacrati e catechisti. Una giornata densa, tutta dentro la vita della Chiesa locale.
Alla casa di accoglienza per anziani di Saurimo - chiamata “lar”, famiglia - Leone XIV parla con voce semplice: “Gesù amava stare a casa dei suoi amici. Mi piace pensare che Lui dimora anche qui, ogni volta che vi volete bene e vi riconciliate”. Poi un appello alle autorità: gli anziani non vanno solo assistiti, vanno ascoltati, perché custodiscono la sapienza di un popolo.
Alla Messa sulla spianata di Saurimo, l’omelia commenta il “pane che rimane per la vita eterna” e mette in guardia da una fede che tratta Dio “come un idolo che si cerca solo quando ci serve”. Cristo non vuole servi o clienti: cerca fratelli e sorelle. A cinquant’anni dall’indipendenza angolana, Leone XIV consegna una certezza: non siamo venuti al mondo per morire, né per diventare schiavi di alcuna oppressione.
Alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima a Luanda, l’incontro con vescovi, sacerdoti, consacrati e catechisti. Leone XIV cita Benedetto XVI: “Non abbiate paura di spalancare le porte a Cristo: Egli non toglie nulla, dona tutto”. Chiede formazione permanente che includa letteratura, musica, arti, preghiera contemplativa. Avverte contro “superstizione e sincretismo” e contro la ricerca di “privilegi”. Ai catechisti riserva uno spazio speciale: il loro ministero in Africa “è espressione fondamentale della vita della Chiesa, che può essere di ispirazione per le comunità in ogni parte del mondo”.
Il filo del giorno è la fedeltà come scelta quotidiana. Che sia un anziano nel “lar” di Saurimo o un sacerdote a Luanda, Leone XIV dice la stessa cosa: non abbandonare il posto che Dio ti ha affidato.