Malabo, Francesco e l’università che porta il suo nome

Primo anniversario della morte di Francesco. Leone XIV è in volo verso la Guinea Equatoriale, si ferma con i giornalisti per ricordarlo, poi atterra a Malabo e affronta una giornata densa: autorità, un campus universitario intitolato a sé stesso, un ospedale psichiatrico.
Sul volo Luanda-Malabo, Leone XIV apre la conferenza stampa ricordando Francesco nel primo anniversario della morte - “ha lasciato tanto alla Chiesa con la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti: la fratellanza universale, la misericordia”. Da Roma, il messaggio al cardinale Re per la Messa in suffragio: “La morte non è un muro, ma una porta che si spalanca sulla Misericordia che Francesco ha instancabilmente annunciato.” E una frase del predecessore diventa titolo del messaggio: “a tutti, a tutti, a tutti”.
Al Palazzo Presidenziale di Malabo, il discorso alle autorità è costruito su Agostino e le due città. Leone XIV cita la nuova capitale Ciudad de la Paz e la interroga: quale città vogliamo servire? Denuncia “la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari senza riguardo al diritto internazionale” e riprende Francesco: “Questa economia uccide.” Non un augurio di benvenuto: un appello a rivedere le traiettorie di sviluppo.
Al campus universitario “León XIV” dell’Università Nazionale - intitolato a Papa Prevost - Leone XIV usa la parabola della ceiba, albero nazionale della Guinea Equatoriale: radici profonde, tronco solido, rami aperti. Un’università si misura dalla qualità dei frutti, non dal numero dei laureati. Poi, il passaggio più teologico: dall’albero della conoscenza nella Genesi all’albero della Croce, non un rifiuto dell’intelligenza, ma la sua redenzione.
All’ospedale psichiatrico “Jean Pierre Olie”, Leone XIV ripete le parole del direttore: “Una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore”. Poi risponde a un paziente che aveva detto “grazie di amarci così come siamo”: “Dio ci ama come siamo, ma non per lasciarci così. Vuole guarirci”.
Il filo del giorno è doppio e non si può separare. L’anniversario di Francesco e la giornata a Malabo dicono la stessa cosa: la Chiesa sta dove la sofferenza è più grande, e la chiama per nome.