Fine viaggio: il Papa congeda l’Africa e sul volo parla di Iran, migranti, pena di morte

Ultimo giorno. Messa allo Stadio di Malabo, cerimonia di congedo, poi il lungo volo verso Roma. Leone XIV saluta l’Africa con un “tesoro inestimabile di fede, speranza e carità” e sul volo risponde senza schivare.
All’omelia, il racconto dell’eunuco etiope che incontra il diacono Filippo sulla strada del ritorno in Africa. Leone XIV ne fa specchio dell’intero viaggio: uno schiavo senza discendenza che, attraverso il Battesimo, “rinasce a vita nuova e libera”. Chiude con Ambrogio: “Se sei oppresso dall’iniquità, Egli è la giustizia. Se hai paura della morte, Egli è la vita”. Al congedo, una frase che riassume dieci giorni: “Come nei primi secoli, l’Africa è chiamata a dare un apporto decisivo alla santità e al carattere missionario del popolo cristiano”.
Sul volo, cinque domande senza rete. Sull’Iran: “La questione non è se cambia il regime. È come promuovere i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti“. Mostra ai giornalisti la foto di un bambino libanese ucciso che reggeva un cartello “Benvenuto Papa Leone”. Sui migranti: “Uno Stato ha il diritto di porre regole alle sue frontiere, ma le persone che arrivano sono esseri umani e meritano rispetto”. Sulla benedizione delle coppie omosessuali: la Santa Sede ha già chiarito il disaccordo con la prassi del cardinale Marx - andare oltre quanto permesso da Francesco “causerebbe più disunione che unità”. Sulla pena di morte, netto: “La condanno. La vita di tutte le persone deve essere rispettata e protetta”.
Il filo del giorno è un viaggio che non finisce all’atterraggio. Leone XIV rientra a Roma con la foto di un bambino morto in Libano e il ricordo di milioni di volti che hanno celebrato la fede sotto la pioggia.