Leone, il filo del giorno ·

All’Angelus da Castel Gandolfo: “Non lasciamo che i venti della guerra spengano la speranza”

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Foto della puntata del 12 luglio 2026: All’Angelus da Castel Gandolfo: “Non lasciamo che i venti della guerra spengano la speranza”
Foto Vatican Media

Prima domenica di riposo in Piazza della Libertà. Leone XIV commenta la parabola del seminatore e poi torna, con voce ferma, sui conflitti che si riaccendono nel mondo.

Nella parabola del seminatore, Leone XIV legge la generosità di Dio: il seme è sparso senza calcolo, anche su terreni duri o distratti, perché “la potenza del suo amore è più forte della nostra debolezza”. Cita Giovanni Crisostomo: nelle mani di Dio “il luogo sassoso si trasformi e diventi terra fertile”. Non è ingenuità ma sapienza, capace di vedere in ognuno “un bene di cui a volte nemmeno noi ci rendiamo conto”. I frutti dello Spirito - amore, gioia, pace - sono ciò di cui il mondo ha più bisogno oggi.

Dopo la preghiera, l’allarme torna concreto: “Tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo”. Leone XIV chiede di non lasciare che questi venti spengano “la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa sembra fragile e vacillante”, e rilancia dialogo, incontro e diplomazia come unica via.

Nella Domenica del Mare, un pensiero ai marittimi, ai pescatori e ai lavoratori portuali, segnati dalla lontananza dei propri cari e a volte dalla paura per i conflitti sulle rotte marittime. Un saluto anche ai pellegrini polacchi riuniti a Jasna Góra.

Il filo del giorno è la fiammella che resiste al vento. Tra la parabola del seme e l’allarme sulle guerre, Leone XIV ripete la stessa fiducia: Dio non smette di seminare, anche quando il terreno sembra ostile.