Auguri alla Comunità ebraica di Roma: “Crescere nell’amicizia reciproca”

Una giornata di udienze e di gesti misurati. Il telegramma al rabbino capo Di Segni per le festività ebraiche, il vescovo di Kharkiv-Zaporizhia ricevuto in Vaticano, e la rinuncia del vescovo di Alessandria dopo la visita apostolica.
Nel telegramma a Riccardo Di Segni, Leone XIV accompagna una a una le tre solennità che si aprono: “Che l’arrivo di Rosh Ha-Shanah porti con sé la promessa di un rinnovamento sereno e la dolcezza di un inizio propizio; che il sacro silenzio di Yom Kippur sia occasione di pace e di luce interiore; che la festa di Sukkot sia piena di gioia, gratitudine e convivialità”. La richiesta finale, rivolta all’Eterno, è quella di crescere nell’amicizia reciproca “nella nostra città di Roma e nel mondo”. Il saluto è in ebraico: Shalom alechem.
In udienza mons. Pavlo Goncharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhia, una delle diocesi più esposte del fronte orientale ucraino. Ricevuti anche i vescovi di El Salvador in visita ad limina e il card. Arthur Roche, prefetto del Culto Divino.
Accettata la rinuncia di mons. Guido Gallese alla guida della diocesi di Alessandria, dopo la visita apostolica di gennaio. Nessuna sanzione, spiega il vescovo - “non ho ricevuto neppure una riga scritta” - ma “il clima generale e le circostanze hanno evidenziato il bisogno di voltare pagina, per tutti”. Le sue parole più nette: a volte voler bene davvero a una comunità significa “avere il coraggio e l’umiltà di fare un passo indietro per il bene di tutti”. Lascerà anche la città, “per lasciare piena libertà e serenità di azione a chi verrà dopo di me”. Amministratore apostolico è mons. Luigi Testore, vescovo di Acqui. Il saluto ufficiale alla diocesi sarà il 4 ottobre.
Il filo del giorno sta nei legami che si coltivano in silenzio. Un telegramma al Tempio Maggiore, un vescovo venuto dal fronte, un altro che si fa da parte: gesti che non fanno rumore e contano.