Chi ama canta, chi canta porta amore
“Veramente bravissimi, questi ragazzi!”. Leone XIV entra nella Scuola pontificia Paolo VI a Castel Gandolfo e il suo volto si illumina. I bambini hanno preparato un coro di canti di Natale. In italiano, latino, inglese, spagnolo.
“Si dice che la musica è un linguaggio universale”, dice il Papa a braccio. “Sentire tutte queste lingue ci aiuta a capire che il Natale dà a tutti gioia”. Ma c’è di più: “Anche voi avete portato l’amore a tutti noi questa sera con questa bella musica”. E cita Agostino: “Chi ama canta, perché il suo cuore ha veramente quello che è importante”. Il Natale è questo: Dio che ha voluto comunicare a tutti il dono dell’amore, avvicinandosi soprattutto ai più piccoli.
Poi il Papa prende spunto da uno dei ritornelli ascoltati: “È Natale, si può fare di più”. E trasforma quel verso in un appello: “Facciamo di più per proclamare la pace, l’amore e l’unità nel mondo”. Non è solo una frase di circostanza. È l’invito a vivere tutto l’anno quello spirito che celebriamo a Natale. Ad aprire i cuori per vedere Dio “soprattutto nei più piccoli”.
Prima di congedarsi, il Papa riceve una racchetta da tennis e la divisa della scuola. I bambini gridano: “Leone, Leone, Leone”. E lui prega con loro il Padre nostro, benedice le famiglie, posa per una foto. La scuola è stata voluta e inaugurata da Paolo VI nel 1968, “come dono alla popolazione locale” e segno di “interessamento per la fanciullezza e la gioventù”.
Un pomeriggio semplice, quasi intimo. Ma con un messaggio che pesa: la musica che unisce, l’amore che si fa canto, la pace che chiede di fare di più. Un Papa che in una scuola di periferia trova il cuore del Natale e lo trasforma in programma per tutto l’anno.