La giustizia di Giuseppe

Quarta Domenica di Avvento. All’Angelus, Leone XIV guarda a Giuseppe di Nazaret. E lo presenta non come figura da cartolina natalizia, ma come uomo fragile e coraggioso. Uno di noi.
L’evangelista Matteo lo chiama “uomo giusto”, spiega il Papa. Ma la sua giustizia non è rigidità. Di fronte alla situazione incomprensibile di Maria, Giuseppe “non sceglie la via dello scandalo e della pubblica condanna, ma quella discreta e benevola del ripudio segreto”. Mostra di cogliere il senso più profondo della sua osservanza religiosa: quello della misericordia. Poi, quando l’Angelo gli rivela il piano di Dio, Giuseppe “lascia anche l’ultima spiaggia delle sue sicurezze e prende il largo verso un futuro che è ormai totalmente nelle mani di Dio”. Agostino lo dice così: “Alla pietà e alla carità di Giuseppe nacque dalla vergine Maria un figlio, e proprio il Figlio di Dio”.
Dopo l’Angelus, la benedizione dei Bambinelli. I bambini di Roma con le statuette di Gesù Bambino da mettere nei presepi. Il Papa li saluta con affetto: “Davanti al presepe, pregate Gesù anche per le intenzioni del Papa. In particolare, preghiamo insieme perché tutti i bambini del mondo possano vivere nella pace”.
Giuseppe che sceglie la misericordia. Giuseppe che abbandona le sue sicurezze. Bambini che pregano per la pace. A quattro giorni dal Natale, Leone XIV offre un Giuseppe umano, non un santino. Un uomo che di fronte all’incomprensibile non condanna, ma si fida. Pietà e carità, misericordia e abbandono: le virtù che ci accompagnano verso il Natale. Perché siamo chiamati a essere “presepe accogliente, casa ospitale, segno della presenza di Dio”.