Dio ama sperare con il cuore dei piccoli

Ultimo giorno dell’anno. Udienza generale al mattino, Te Deum alla sera. Leone XIV chiude il 2025 guardando ai segni del Giubileo: cammino, porta, perdono. E ricorda che il mondo va avanti spinto dalla speranza di persone semplici.
Nell’udienza generale, il Papa invita a guardare l’anno passato con tre segni: il cammino e la meta (“tutta la nostra vita è un viaggio”), il passaggio della Porta Santa (“il nostro ‘sì’ a una vita nuova”), la luce del Natale (“Dio è amore”). Cita Paolo VI: “Dio è Amore! Dio mi ama! Dio mi aspettava e io l’ho ritrovato! Dio è misericordia! Dio è perdono! Dio è salvezza! Dio è la vita!”.
Al Te Deum serale, il Papa parla di disegni. “Sentiamo il bisogno di un disegno sapiente, benevolo, misericordioso. Che sia un progetto libero e liberante, pacifico, fedele”. Ma altri disegni avvolgono il mondo: “Strategie armate, ammantate di discorsi ipocriti, di proclami ideologici, di falsi motivi religiosi”. Maria vede le cose con lo sguardo di Dio: disperde le trame dei superbi, rovescia i potenti, innalza gli umili.
“Dio ama sperare con il cuore dei piccoli, e lo fa coinvolgendoli nel suo disegno di salvezza”. Il mondo va avanti “spinto dalla speranza di tante persone semplici, sconosciute ma non a Dio, che malgrado tutto credono in un domani migliore”. Cosa augurare a Roma? “Di essere all’altezza dei suoi piccoli. Dei bambini, degli anziani soli e fragili, delle famiglie che fanno più fatica ad andare avanti”.
Ultimo giorno dell’anno. Leone XIV non fa bilanci retorici. Al mattino invita a guardare indietro con gratitudine. Alla sera parla di disegni: quello di Dio, libero e liberante, contro strategie armate ammantate di ipocrisia. Dio ama sperare con il cuore dei piccoli. Un Papa che chiude il Giubileo ricordando che il futuro è nelle mani di chi offre la speranza più grande. E augura a Roma di essere all’altezza dei suoi piccoli. Dio è Amore. Dio mi ama. Dio mi aspettava. Questo è il Giubileo. Questo è il 2025 che finisce.