Almeno un giorno di pace

Sotto la pioggia, all’uscita di Villa Barberini a Castel Gandolfo, Leone XIV si ferma con i giornalisti. E lancia un appello che pesa come una pietra: almeno a Natale, un giorno di tregua. Almeno 24 ore.
Il Papa non nasconde la tristezza: “Tra le cose che mi causano molta tristezza in questi giorni è il fatto che apparentemente la Russia ha rifiutato la richiesta di una tregua di Natale”. E insiste: “Io faccio ancora una volta questa richiesta a tutte le persone di buona volontà: rispettare, almeno nella festa della nascita del Salvatore, un giorno di pace”. Magari ci ascoltino. Che ci siano 24 ore, un giorno di pace in tutto il mondo.
Su Gaza, il tono è lo stesso: preoccupazione e speranza insieme. “Stanno cercando di celebrare questa festa in una situazione ancora molto precaria. Speriamo che vada avanti l’accordo per la pace”. Un’ora prima era in contatto con il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli. Ricorda la visita del patriarca Pizzaballa, la possibilità di celebrare. Ma non chiude gli occhi sulla precarietà.
Un Papa che sotto la pioggia si ferma a parlare di guerra. Che dice ad alta voce la sua tristezza per il rifiuto russo. Che chiede almeno un giorno, 24 ore, di silenzio delle armi. Non è retorica natalizia. È un grido. Almeno a Natale, almeno un giorno. Un’ora prima chiamava il parroco di Gaza. Adesso, fermo sotto la pioggia, chiede al mondo di fermarsi. Per una festa che celebra un Bambino nato senza difese. Magari ci ascoltino.