La famiglia che fugge

Festa della Santa Famiglia. All’Angelus, Leone XIV sceglie la fuga in Egitto. E racconta di un tiranno accecato dalla paura, di un nido d’amore che porta in salvo la luce, di famiglie chiamate a resistere ai miraggi del mondo.
“Sul quadro luminoso del Natale si proietta l’ombra inquietante di una minaccia mortale”. Erode, “uomo crudele e sanguinario, proprio per questo profondamente solo e ossessionato dalla paura di essere spodestato”. A Betlemme c’è luce, c’è gioia. Ma niente riesce a penetrare oltre le difese del palazzo reale, “se non come eco distorta di una minaccia, da soffocare nella violenza cieca”.
La Santa Famiglia diventa “nido e culla dell’unica possibile risposta di salvezza: quella di Dio che si dona senza riserve e senza pretese”. Giuseppe porta in salvo la Sposa e il Bambino. In Egitto, la fiamma d’amore domestico cresce e prende vigore per portare luce al mondo.
Poi l’appello alle famiglie di oggi: “Il mondo ha sempre i suoi ‘Erode’, i suoi miti di successo ad ogni costo, di potere senza scrupoli, di benessere vuoto e superficiale”. Non lasciamo che questi miraggi soffochino la fiamma dell’amore. Custodite “la preghiera, i sacramenti, gli affetti sani, il dialogo sincero, la fedeltà, la concretezza semplice e bella delle parole e dei gesti buoni di ogni giorno”.
Festa della Santa Famiglia. Leone XIV non sceglie l’iconografia dolce del presepe, ma la famiglia che fugge. Erode solo e ossessionato dalla paura. Giuseppe che porta in salvo la luce. Un nido d’amore che resiste alla violenza cieca. Un Papa che alle famiglie non chiede perfezione, ma di custodire la fiamma. Che ricorda: il mondo ha sempre i suoi Erode, i suoi miti di successo, di potere senza scrupoli. Ma la luce non si spegne se si protegge. Dopo l’Angelus: “Preghiamo per le famiglie che soffrono a causa della guerra, per i bambini, gli anziani, le persone più fragili”. Famiglia che fugge ieri. Famiglie che fuggono oggi. La fiamma d’amore che resiste.